Missioni

Missione Popolare 2005

Il cammino della comunità parrocchiale del Sacro Cuore si è arricchito di una nuova tappa, ovvero la celebrazione della missione popolare: Non abbiate paura. Aprite le porte a Cristo. Dopo un lungo discernimento, in comunione con il Consiglio Pastorale Parrocchiale, abbiamo invitato alcuni missionari, membri della Congregazione dei Figli dell’Amore Misericordioso, per l’animazione della Missione Parrocchiale. Dal 13 al 20 Marzo 2005, la Comunità ha vissuto in pienezza l’annuncio della Salvezza, ha celebrato il Mistero divino, e ha testimoniato la Carità. Abbiamo avvertito in modo speciale la presenza di Dio: il Suo passaggio in mezzo a noi. È stata un’occasione per comunicare il vangelo in un mondo che cambia, per avvicinare i lontani, per fortificare i vicini, per riscoprire la bellezza della Domenica, giorno del Signore.

Chiamare tutti al Vangelo, piccoli e grandi, all’incontro con Cristo. Crescere come comunità per essere il sale della terra e luce del mondo con una continua spinta missionaria. Siamo alle prese di nuove e antiche fatiche e chiediamo al Signore la forza di intraprendere il cammino con spirito di sacrificio e con tanta umiltà. E vogliamo ripartire da Lui e dalla forza della Sua Parola. Ripartire da Dio per continuare a donare il vangelo della Gratuità e della Bellezza: è l’antifona che ormai accompagna il lungo salmo della nostra quotidianità cristiana. Nel corso della missione abbiamo cercato di concentrare le forze e le iniziative ed indirizzare le nostre preghiere per crescere nella fede da autentici testimoni. Una comunità che si è ritrovata a celebrare il mistero eucaristico e ad essere Eucarestia, a spezzarsi come il Cristo ed essere un dono per tutti gli altri. La missione è nel cuore della Eucaristia e parte dall’Eucarestia. Abbiamo bisogno di contemplare la parrocchia come uno spazio per credere, come il luogo dove si diventa cristiani. Una comunità quindi, che ascolta e che annuncia. I battezzati che fanno riferimento a Cristo senza appartenere ad una comunità, ad un popolo che si manifesta tale convenendo insieme nel giorno del Signore, sono in una situazione precaria per la sequela del Signore e per la fede stessa.

La Chiesa di Dio non è un movimento, ma una comunità che riunisce tutti i credenti in Cristo senza distinzione, affinché insieme celebrino la loro fede, speranza e carità, e insieme la vivano nella compagnia degli uomini Abbiamo bisogno di riscoprire la centralità della Parrocchia, di scoprirne la Bellezza e di aiutarla ad essere Casa e Scuola di Comunione: di contemplare l’altare come il luogo del nostro essere Chiesa e Corpo di Cristo, di celebrare con serietà e convinzione nella certezza che la Parola annunciata è cibo per la vita cristiana. Abbiamo bisogno di incontrarci nel giorno del Signore perché non ci può essere domenica senza parrocchia né parrocchia senza domenica. I cristiani non sono semplicemente dei chiamati, sono dei “chiamati insieme”, convocati per formare un solo corpo. Abbiamo bisogno di vivere la Parrocchia: infatti essa è la nostra casa, il luogo dove si nasce alla vita cristiana e dove si è accolti dalla Madre Chiesa. La Parrocchia fa del quotidiano e della ferialità il terreno di incontro e di annuncio. La Parrocchia: Chiesa che vive tra le case degli uomini, Famiglia di famiglie. Abbiamo cercato di crescere insieme, sostenuti dal confronto sereno e leale, da una fede pensata e adulta, da una speranza solida e solidale, da una carità che sappia andare oltre i confini delle nostre miserie e delle nostre fragilità. Una Famiglia che insieme si ritrova a condividere la fraternità, con un forte senso di appartenenza, responsabile, ricercatrice della condivisione, sinodale.

I missionari vogliono farci conoscere la “via” che ci conduce al Cielo, al Padre, per dire che non di solo pane vive l’uomo ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio (Dt 8,3). Essi vogliono ricordare che il vero vangelo non è un libro, ma una persona: Cristo Gesù, mandato dal Padre a salvare tutti gli uomini. Vogliono ricordare a tutti che la più grande ricchezza è Dio, il vero tesoro, la perla preziosa per la quale bisogna essere disposti a vendere tutto il resto. La fede in Dio ci rende cristiani, uomini adulti, persone autentiche. La fede si alimenta con la Parola di Dio, con la preghiera, con il frequentare la comunità, con il ricevere i Sacramenti, con le opere buone. I missionari vogliono ricordare a tutti che la Domenica appartiene a Dio e non a noi. Ancora una volta il Signore rivolge la Sua dichiarazione d’amore dicendo: “Sei prezioso ai miei occhi, ti amo di un amore eterno, conosco persino i capelli del tuo capo e ho disegnato il tuo nome sulla palma della mia mano… Sono disposto con te ad iniziare daccapo, a ripristinare l’alleanza rotta col peccato, affinché tu mi riconosca Signore e Maestro”. E ancora: “Ti voglio restituire la veste bianca del battesimo che hai sporcato, ti voglio rimettere l’anello al dito. Mi hai venduto per trenta denari, ma io non vendo “te” per tutto l’oro del mondo. Veglio su di te, ho per te progetti di pace e non di sventura, di salute e non di malattia, di bene e non di male…Sappi che non turbo mai la tua pace, se non per procurartene una maggiore.

Con me hai tutto da guadagnare, senza di me tutto da perdere. Cerca prima il regno di Dio e tutto il resto ti sarà dato in più. Aprimi la porta di casa, verrò con i miei missionari; aprimi la porta del cuore, verrò con il mio perdono, con la vita nuova, con il mio Spirito”. Il Signore vuole prendere possesso del Suo popolo, vuole visitare gli ammalati, gli anziani, vuole incoraggiare i papà, i giovani, le mamme, vuole accarezzare i fanciulli, baciare i bambini. Vuole dire a tutti: invocatemi ed io vi esaudirò. Uscite dalla vostra casa, venite nella mia casa, che è anche vostra perché è casa paterna che appartiene a tutti i figli. Se, con l’assenza di alcuni di voi tanto è stato fatto, immaginatevi insieme quello che si sarebbe potuto fare ma che ancora può essere fatto. Solo così diventerai anche tu costruttore di un mondo nuovo, di un mondo migliore, di una Chiesa più attiva, più efficiente, artefice di un avvenire che porterà la tua firma. Dalla tua decisione dipende la decisione di tanti altri, il tuo “sì” si tira dietro tanti altri “sì”. Il tuo “no” farà rimanere lontani dal Signore tanti altri. Il Padre ancora ti chiama, il Figlio ti parla e ti salva, lo Spirito Santo ti accoglie e ti santifica. Maria Santissima intercede perche tu corrisponda al progetto meraviglioso che Dio ha su di te. La comunità ti aspetta. Vieni e vedrai... Sperimenteremo tutti quanti, piccoli e grandi, appartenenti all’unico popolo di Dio, pur nelle sue varie realtà, l’essere figli suoi, figli dello stesso Padre, fratelli tra di noi, liberati e purificati dallo stesso sangue versato da Cristo sulla Croce. Il Signore ci assista, ci incoraggi e renda intrepidi i missionari. Apra i cuori di ciascuno. Perché la comunità parrocchiale sappia scoprire e inventare nuove forme di ministerialità laicale, sappia sostenere i passi dei piccoli, accompagnare quelli dei giovani e affiancare quelli degli adulti. Sarà una Chiesa contemplativa, sacerdotale, profetica e regale, estroversa, promotrice di vocazioni e accogliente. La Chiesa che sogniamo.

Il Parroco Don Salvatore Rumeo Fratelli e Sorelle! Non abbiate paura di accogliere Cristo e di accettare la sua potestà! Aiutate il Papa e tutti quanti vogliono servire Cristo e, con la potestà di Cristo, servire l’uomo e l’umanità intera! Non abbiate paura! Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo! Alla sua salvatrice potestà aprite i confini degli Stati, i sistemi economici come quelli politici, i vasti campi di cultura, di civiltà, di sviluppo. Non abbiate paura! Cristo sa “cosa è dentro l’uomo”. Solo lui lo sa! Oggi così spesso l’uomo non sa cosa si porta dentro, nel profondo del suo animo, del suo cuore. Così spesso è incerto del senso della sua vita su questa terra. È invaso dal dubbio che si tramuta in disperazione. Permettete, quindi – vi prego, vi imploro con umiltà e con fiducia – permettete a Cristo di parlare all’uomo. Solo lui ha parole di vita, sì! di vita eterna.

Giovanni Paolo II, 22 Ottobre 1978

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